Ultime NEWS
giovedì 11 febbraio 2016
lunedì 13 ottobre 2014
mercoledì 24 settembre 2014
lunedì 22 settembre 2014
mercoledì 17 settembre 2014
sabato 12 aprile 2014
venerdì 21 febbraio 2014
 


Newsletter
Inserisci il tuo indirizzo email

Registra Cancella
Credits

Arcidiocesi di Brindisi - Ostuni

Agesci Mesagne 1

Agesci Mesagne 1
Il movimento scout si ripresenta a Mesagne nell'anno 1966, voluto dall'Arciprete Don Daniele CAVALIERE, con l'intento di favorire nei giovani una formazione umana e cristiana autentica, libera, convinta e responsabile. Con la speranza, anche di immettere nella comunità-chiesa un forte spirito di novità evangelica, una rinnovata giovinezza di fede.
I primi maestri di vita scout furono i Capi dell’ASCI del FRANCAVILLA1 (Gianni Martina, Tani Roma, Peppino Tripaldi, Piero Lia, padre Ballarano) i quali furono perciò padrini e testimoni alla nascita delle prime unità scout, il “Riparto Esploratori” STELLA DEL MATTINO e il Branco dei Lupetti.
Grande era l'entusiasmo dei ragazzi nell'imparare facendo, nel preparare le "uscite" e notevoli erano le perplessità e le preoccupazioni dei genitori nel permettere ai figli una vita scout autentica, in cammino con lo zaino in spalla, fuori casa, sotto la tenda, con il sole e con la pioggia... E in seguito, quando nell'anno 1974, le Associazioni scout maschile e femminile (ASCI e AGI) decisero di fondersi nell'unica Associazione AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) le preoccupazioni dei genitori aumentarono per la compresenza di ragazzi e ragazze, coinvolti nella stessa attività gomito a gomito.
L'Associazione, retta con generosità e tenacia dalla Comunità Capi, è cresciuta per numero di adesioni e per competenza nelle più varie "specialità". Il Gruppo AGESCI Mesagne 1, ora, è articolato come "famiglia felice" dei più piccoli (Branco dei Lupetti), degli adolescenti (Reparto delle Guide e degli Esploratori), dei giovani (Clan dei Rover e delle Scolte).
Con un suo metodo e con i suggerimenti e valori educativi proposti da Baden-Powell, la nostra Associazione si è sempre impegnata ed ha sempre scommesso in una azione formativa efficace a rendere la persona protagonista della propria crescita, libera nel pensare e nell'agire, non solo da quelle strutture che condizionano ed opprimono, ma anche da ogni accettazione passiva di proposte ed ideologie, come pure da ogni ostacolo che all'interno della persona ne impedisce la crescita.
L'autoeducazione, l'esperienza e l'interdipendenza tra pensiero e azione, la vita di gruppo e la dimensione comunitaria, la coeducazione, la vita all'aperto, il gioco e il servizio hanno fatto sperimentare a grandi e piccoli, a tutti coloro che sono rimasti coinvolti dal movimento scout, una dimensione totalmente diversa di vita e di gioia autentica.
• dal 1966 ai primi anni '70: E' il periodo della fondazione alla Chiesa Madre, della scoperta del servizio educativo volontario, dell'entusiasmo dei primi passi, della costruzione di una autonoma identità associativa e della consapevolezza di dover andare contro corrente con le proprie forze;
• dal 1971 al 1975: E' il periodo del trasferimento a Materdomini, della meravigliosa costruzione di una rete di relazione e di solidarietà in quel territorio, del pieno e fattivo inserimento della vita associativa provinciale, della crisi per la mancanza di Capi;
• dal 1976 al 1985: E' il periodo dell' AGESCI, del ritorno alla Chiesa Madre nel territorio del Centro Storico e della dimensione cittadina del Gruppo, della novità data dalla presenza delle donne, dello sforzo di lanciare col roverismo-scoltismo una proposta valida per il mondo giovanile, della piena fiducia di Don Daniele e Don Angelo;
• dal 1986 al 1996: E' il periodo del boom con 2 branchi 2 reparti e 2 clan, dell' affermazione di un solido roverismo-scoltismo, dello straordinario contributo dato dall'ingresso di molti adulti di provenienza non associativa, della dimens
ione nazionale ed internazionale nell'esperienza della vita di Gruppo, della fantastica presenza dei Lupetti.
• Dal 1997 al 2005: E’ il periodo del consolidamento nato da una seria verifica dopo un momento di difficoltà e sofferenza per una scissione interna, dell’assunzione da parte dei giovani capi di ruoli dirigenziali, dell’affidamento di incarichi associativi a livello provinciale regionale e nazionale, del dialogo e collaborazione con le istituzioni, dell’affermazione sul territorio...continuaIn questi anni associativi c'è stata un'evoluzione della considerazione che famiglie e opinione pubblica hanno avuto nei confronti degli SCOUTS. Sono passati da iniziali " Soldati della Madonna", quando furono visti per la prima volta alla processione della Madonna del Carmine nel Febbraio 1966, a "Scauzi", quando si vedevano andare a piedi in campagna e nei boschi, a "Cow-boy" per l'uniforme col fazzolettone, il cappellone e il coltello scout che portavano, a "Capu frischi" che gridavano, cantavano, giocavano e uscivano con gli zaini anche quando pioveva, grandi e bambini a pantaloncini corti. E intanto gli "Intellettuali Ignoranti" si ostinavano a considerarci eredi dei Balilla e dei Figli della Lupa di mussoliniana memoria o corpi para-militari...
Poi alcuni genitori hanno cominciato essi stessi a proporre ai figli di entrare negli scouts, poi qualche psicologo ha raccomandato di far socializzare i ragazzi inserendoli proprio nell'ambiente scout, poi si sono create le liste in attesa di iscriversi, poi… hanno chiesto agli scouts di fare anche i miracoli, dove altri non riuscivano!
Ma già li facevano ogni giorno: per tirare avanti, per pagarsi gli affitti delle sedi, per trovare il tempo di essere presenti là dove c'era bisogno, per trovare i volontari a fare gratis gli educatori, per reperire i soldi per le uniformi e i "viaggi in treno", per acquistare le tende e anche le pentole per le attività, per organizzare i campeggi e convincere i genitori a mandare i figli...
Ora è decisamente più semplice fare questo tipo di miracoli. Invece è più difficile continuare a tirare dritto senza compromessi sui valori da testimoniare e sulle scelte etiche da proporre ai giovani. E' più difficile contrastare l'imperante tendenza che porta a fuggire dalle responsabilità personali. E' più difficile proporre la conquista della propria libertà con fatica anziché usare quella (falsa) offerta gratis sul mercato da falsi profeti e politicanti retorici. E' più difficile tenere alta la te
nsione e l'attenzione per scoprire quei segni di speranza che ogni giorno compaiono sul nostro cammino.
Ma una cosa bella da sottolineare è che sempre c'è stata la comprensione e l'aiuto di persone che disinteressatamente, senza far parte dell'Associazione, hanno sostenuto con discrezione le attività scout. L'hanno fatto concedendoci l'uso di campagne, pinete, case, legna, acqua; ospitando di notte ragazzi in Hike; prestandosi come autisti in mille attività; cucendo e ricamando i nostri fazzolettoni; accogliendo con disponibilità le nostre più varie richieste; interessandosi alle nostre iniziative e incoraggiandole.
Quante persone abbiamo avuto vicine, quanti capi e capo hanno seminato e coltivato il seme dello scoutismo Mesagnese, quanti ragazzi hanno indossato quel fazzolettone AZZURRO e ROSSO segno dell'aver promesso di "Fare del proprio meglio. ".

Baden Pawell dice:

"Lo scoutismo è un bel gioco, se ci diamo dentro e lo prendiamo nel modo giusto con vero entusiasmo".
Lo scoutismo mesagnese è arrivato ad essere oggi quello che è attraverso delle fasi di crescita che corrispondono a quattro periodi particolari, due nell'ASCI e due nell'AGESCI:
dal 1966 ai primi anni '70
dal 1971 al 1975
dal 1976 al 1985 
 dal 1986 al 1996
Dal 1997 al 2006

E' normale che il cammino di un'Associazione non sia fatto solo di luci e successi ma anche di ombre ed errori, eppure in questo momento non si sa dire dove saremmo ora se non avessimo vissuto proprio quelle esperienze che altri giudicherebbero negative o sbagliate, se tante persone non fossero entrate e altre non se ne fossero andate: lo spirito scout ci insegna che anche queste sono state avventure che hanno arricchito la nostra esistenza, dei doni da sapere utilizzare bene in quanto segni della Provvidenza.
La dimensione internazionale dello scautismo non è data solo dalla presenza di Associazioni Scout in tutto il mondo che si ispirano ad uno stesso metodo educativo, nè dal portare una uniforme simile, ma dallo spirito di fratellanza che ci fa dire "ogni uomo è mio fratello", senza tenere c
onto della differenza di religione, razza, cultura o paese.
Gli Scouts di Mesagne hanno avuto molte occasioni per soddisfare negli anni il piacere di incontrarsi, l'esigenza di manifestare la propria solidarietà, la voglia di partecipare alla vita degli altri.
Nel Dicembre '85 - Gennaio '86 un esploratore quattordicenne (Gianluca Aresta) vola in Australia al Jamborèè, fantastico raduno mondiale degli scouts delle varie associazioni (-"marmellata di popoli"-lo definisce Baden Pawell ): lingua, religione e usi diversi non rappresentano ostacoli ma stimolo alla comprensione dell'altro, scoperta di una umanità comune, impegno di pace e di rapporti di amicizia, superamento dei conflitti, esperienza di convivenza.
Aprile '89: un Capo (Gianni Sardelli) si sposa e con la moglie veneta, scout anche lei, se ne parte in Uganda, fra gli ultimi della Terra, per due anni di servizio in un ospedale nella savana; gli anni poi diventano tre e i figli due.
Appena ritornati da Lourdes, nel Settembre '89, il Clan “delle Ginestre”(giovani di 17-20 anni) incontra i giovani d'Europa a Strasburgo, durante la visita di Giovanni Paolo II alla Comunità Europea.
Un Rover (Giovanni Iaia) se ne va nell'Agosto '91 in Polonia a Czestochowa, per vivere la VI Giornata Mondiale della Gioventù.
Due anni dopo, nell'Agosto '93 a Denver negli USA, in occasione della VII Giornata Mondiale della Gioventù, un altro Rover (Angelo Ducano) partecipa con il contingente italiano a questo appuntamento 
fra i giovani del mondo ed il Pontefice.
Ad Agosto '93 un gruppo di tre Capi (Melina Guarini, Paola Antonucci, Mino Falcone) una Scolta (Federica Rinaldi), due Rover (Angelo Ducano, Umberto Magrì) e quattro amici attraversano l'Adriatico verso l'Albania, la "terra delle aquile", per un campo di lavoro a Valona. E' da qualche mese appena che l'Italia si è dovuta bruscamente accorgere dell'esistenza e dei problemi dei dirimpettai: miseria, ignoranza, oppressione. Nella lotta per la sopravvivenza i più deboli sono i bambini, gli orfani ancor di più! L'orfanotrofio di Valona, lager violento sporco e cadente, diventa l'obiettivo dell'intervento degli scouts italiani: noi siamo in prima fila. Ora è diventato il simbolo della rinascita civile ed educativa di Valona.
Nel Luglio '94 il Clan “delle ginestre” va in Slovenia, ambasciatore dell'Alto Commissariato per i Rifugiati dell'ONU, a portare in un campo profughi di Postojna finalmente un pò di sorriso ai 
bambini, tanti, che là si trovano sfuggiti alle bombe di una guerra che nessuno ha ancora capito bene (ammesso che ci siano guerre che si possano capire).



Nel Gennaio 1995 tutto il gruppo si mobilità per i "pacchi della pace", una ventina; pacchi standard contenenti ciascuno 10 corredi per vestirsi, scrivere e giocare, destinati dall'UNICEF ai bambini scampati ai genocidi del Rwanda.
Agosto 199
5: 
un altro esploratore (Fabio Zurlo) partecipa al Jamborèè in Olanda col numeroso contingente italiano. "Future is now" - il futuro è adesso - è lo straordinario messaggio lanciato in quell’incontro, una scommessa da far vivere anche nella propria realtà.
Agosto 1997: il Clan “delle ginestre” e il Noviziato percorrono le strade della Francia per vivere la VIII Giornata della Gioventù a Parigi con Giovanni Paolo II.
Nel dicembre 1998 sempre con il contingente italiano per il Jamboree, un esploratore quattordicenne (AntonioRubino) raggiunge il Cile.
Nel Dicembre 2002 due esploratori (Raffaele Caramia, Francesco DiPietrangelo) col contingente italiano volano in Thainlandia per partecipare ad un altro Jamboree.
Un elenco che sicuramente non finirà, perché è ormai diventato patrimonio degli Scouts di questo Gruppo allargare i propri orizzonti e portare se stessi, con l'orgoglio di essere mesagnesi, all'incontro - confronto - scambio con i Popoli della Terra. Sono attività che costano denaro, tempo, impegno e qualche volta derisione dei benpensanti: noi le consideriamo invece un investimento. Per essere cittadini del mondo. Per essere costruttori di pace. Per realizzare la comprensione fra i popoli e le persone, a piccoli passi, valorizzando le differenze. Per crescere come persone degne di chiamarsi Figli di Dio.
Avventura: parola magica che da sempre nasconde in se qualcosa di straordinario e di misterioso.
Vivere un’esperienza scout vuol dire vivere un’avventura nel significato più completo del termine. Entrando a far parte dell’ AGESCI e in particolare di un Reparto, si comincia a vivere in una dimensione nuova, lontana dagli stereotipi della vita quotidiana, dalle comodità eccessive, dai ritmi sempre più uguali e ripetitivi della realtà attuale, dall’influenza dei mass-media. Al campo estivo Luca, esploratore di 14 anni, vicecaposquadriglia, mette a dura prova il suo coraggio, la sua pazienza, la sua creatività nel vivere l’avventura della squadriglia. "Non ce la faccio più !", grida in alcuni momenti di fatica, ma subito riprende a giocare il gioco e continua fino in fondo a "guidare la sua canoa".
L’adolescente ha bisogno di spazi e di occasioni in cui possa dare sfogo alla sua fantasia, per mettere a frutto i propri talenti, per esercitare la propria libertà, per raggiungere l’autonomia rafforzando se stesso come persona.
L’invito all’avventura è la caratteristica della vita di Reparto, dove gli esploratori e le guide non evadono dalla realtà per rifugiarsi nel sogno, ma riscoprono le piccole cose di ogni giorno, nel gioco, nella natura e nel rapporto con gli altri.
L’avventura inizia già entrando a far parte di una squadriglia, dove 5 o 6 ragazzi o ragazze di età compresa tra gli 11 e i 15 anni si organizzano autonomamente, confrontandosi, giocando, litigando, prendendo decisioni comuni durante la progettazione e la realizzazione delle imprese. L’avventura viene vissuta nella natura, attraverso le uscite, il campo estivo, l' hike, la veglia alle stelle e tutte le altre attività scout all’aperto. Nella scoperta della bellezza di un fiore, nello scrosciare della pioggia sul viso, nella grandezza dei monti, nella freschezza di un ruscello, in un cielo stellato, avviene l’incontro con Dio. Si vive così una religiosità nuova, libera da sovrastrutture ed apparenze, semplice ed autentica.
Ha scritto una guida in una veglia alle stelle: "Quando guardo le stelle penso che lassù qualcuno si diverte nel buio ad accendere dei lumini ed illuminare la terra...”. (Paola, 1195).
L’avventura continua nella Missione di Squadriglia, quando bisogna raggiungere una meta servendosi solo delle proprie competenze. Emerge proprio nel realizzare queste attività lo spirito di ricerca di cose nuove, la voglia di scoprirle, il coraggio di mettersi alla prova, di sfidare se stessi, superando difficoltà ed imprevisti con vero senso di responsabilità. Avviene così che, ad un campo estivo durante una missione di Squadriglia, un esploratore inciampa slogandosi la caviglia. Che fare? In questa difficile circostanza lo spirito di solidarietà prevale e tutti aiutano l’infortunato trasportando lui e lo zaino lungo il sentiero di montagna fino al campo.
Per un’altra Squadriglia l’avventura è trovare, sulla strada del ritorno dalla missione, una cucciolata di cani chiusi in una busta di plastica e gettati dentro un cassonetto della spazzatura; i ragazzi dopo averli liberati si prodigano nel cercar loro nuovi padroni e un cucciolo diventa la loro mascotte.
L’avventura è un gioco. Giocare insieme, fraternamente, senza competizione, per sentirsi liberi e per liberare il meglio di sè, per confrontarsi con gli altri, impegnandosi a superare i propri limiti e la propria timidezza. Quindi essere uno scout è un’avventura formidabile.
L’esploratore e la guida, che hanno vissuto queste esperienze, sono in grado di non fermarsi davanti alle difficoltà e si lanciano con gioia ed entusiasmo verso un futuro migliore.
Chi ha inventato lo scautismo è stato certamente ispirato da soggettive immagine di bellezza.
Un cerchio di lupetti seduti in un prato mentre ascoltano attenti il racconto di Akela, una squadriglia impegnata in una notte di luna in un grande gioco o in marcia all'Azimut, un noviziato che sale, in cordata, lungo una parete rocciosa, un'unità in canoa che scende cantando tra i flutti di un fiume, un clan in un cantiere di lavoro al servizio di una comunità territoriale, un Jamborèè in cui i ragazzi appartenenti a popoli e razze diverse assaporano la gioia dell'amicizia al di là di ogni frontiera. Sono solo alcuni esempi del "bello" che lo scautismo offre agli occhi di chi sa che tutto questo testimonia una disponibilità ai valori della libertà e della responsabilità: in due parole della crescita personale. Chi ha inventato lo scautismo ha, infatti, accumulato il buono e il bello e probabilmente ha capito che il buono è reso attraente dal bello. Chi nello scautismo ha intravisto segni di bello ha certamente pensato a ragazzi arrampicati su alti pali intenti a fare legature per costruire il loro issabandiera, ha avvertito il bello di una uniforme in ordine, di una squadriglia che pianta una tenda o accende un fuoco sotto la pioggia, di un fuoco di bivacco, di un clan in consiglio dopo un lunga giornata di strada, di un branco di lupetti che giocano felici sotto il sole.
Ma lo scautismo non è solo stato concepito come un'espressione estetica: esso stesso promuove e suscita in chi lo pratica il senso del bello. In quanto vissuto nella natura lo scautismo educa anzitutto a cogliere l'inesauribile bellezza di questo dono di Dio.
Per B.-P. (= Baden-Pawel lord of Gilwell - fondatore degli scouts) il bello del creato è un itinerario di fede. Lo scautismo, quello vero, educa a guardare, a cogliere ed a capire la bellezza. L'emozione di una veglia alle stelle, immagine dell'immensità dell'universo; un tramonto fiammeggiante sul mare; le vette innevate illuminate dalla luna; il bosco squassato dal vento impetuoso; una pianura dove l'uomo vive, lavora e muore; un albero secolare pieno di storia; dei rododendri sulle rocce; un cervo che salta nella boscaglia; una foglia che ogni anno riproduce la sua immagine; gli insetti che si muovono instancabili tra le erbe del prato; un fiore rosso tra il verde di un cespuglio.
Non c'è dubbio che lo scautismo mette lo scout a confronto con il bello. Certo ci deve essere qualcuno che, all'inizio, lo prenda per mano per indurlo all'attenzione e creare una specifica sensibilità. E' compito del capo squadriglia, del capo reparto e del Maestro dei Novizi quello di far sì che, in un mondo dominato dal brutto, dal banale e dal volgare, affiori il gusto del bello in ogni occasione di vita all'aperto.
Sarà questa, per chi ha fatto del buono scautismo, un'anticipazione dell'atteggiamento più maturo che avrà, per estensione, nei confronti del bello in tutte le sue manifestazioni artistiche e culturali.
Lord Robert Baden-Pawell of Gilwell fondatore del movimento scout
1857 Nasce a Londra il 22 febbraio.
1875 Dopo aver preso la licenza presso l'antica scuola Charterhouse di Londra si dà alla vita militare. E' sottotenente in India in uno dei reggimenti di cavalleria che avevano partecipato alla carica di Balaclava durante la guerra di Crimea.
1887 In Africa del Sud partecipa alle campagne contro gli Zulù e poi contro gli Ashanti e i Matabele. Si distingue per coraggio e abilità di esploratore. Avanza di grado.
1899 Col grado di colonnello mantiene la postazione chiave di Mafeking durante la guerra tra gli inglesi e i boeri. L'assedio dura 217 giorni e termina nel maggio 1900. Promosso generale è considerato un eroe in patria.
1901 Torna in Inghilterra e scopre che la sua pubblicazione "Aids Scouting" ha un grande successo presso gli educatori. Pensa di tradurre l'esperienza in termini esplicitamente pedagogici.
1907 Primo campo sperimentale con venti ragazzi nell'isola di Brownsea, sulla Manica. Grande successo.
1908 Pubblica il libro "Scoutismo per ragazzi" illustrato da lui stesso. Enorme successo della pubblicazione: gruppi spontanei di "Boy Scouts" (Giovani esploratori) sorgono un po’ dovunque.
1912 Viaggio intorno al mondo per visitare i movimenti scout che si stanno sviluppando. Durante il viaggio si innamora e poi sposa Olave St. Claire Soames, di 32 anni più giovane. Sarà la sua compagna anche nell' avventura scout fondando di lì a qualche anno il movimento scout femminile.
1914-18 La prima guerra mondiale blocca lo sviluppo de movimento, che poi riprende più forte di prima.
1920 A Londra primo raduno mondiale degli scout ( "Jamborèè" ). Baden-Pawell -ormai per tutti B.-P.- acclamato Capo Scout Mondiale.
1929 Il movimento compie 21 anni e "diventa maggiorenne", il Re di Inghilterra conferisce a B.P. il titolo di Lord. Gli scouts sono ormai oltre due milioni sparsi in tutto il mondo e si radunarono nuovamente per un "Jamborèè". Altri incontri internazionali si terranno nel '33 in Ungheria e nel '37 in Olanda, con B.P. sempre presente.
1938 Ormai ottantenne si trasferisce con la moglie in Kenia.
1941 Muore l'8 gennaio. Avrebbe compiuto 84 anni dopo un mese.
Dall'ASCI e dall'AGI all'AGESCI 1916 Per iniziativa della Società della Gioventù Cattolica Italiana viene fondata l'Associazione Cattolica Scautistica Italiana (ASCI), che diviene subito la più numerosa.
1922 Inizia il ventennio fascista; il progetto di fascistizzazione della società civile si scontra ben presto con il Movimento Scout che viene poi soppresso.
1928-1945 Lo scautismo sopravvive nella clandestinità. Nel 1943 viene addiritura fondata l'Associazione Guide Italiane (AGI), che adatta il metodo scout alle ragazze.
1968 La contestazione giovanile mette in crisi tutte le strutture associative tradizionali. l'ASCI e l'AGI, grazie alla loro capacità di sintetizzare tradizione e innovazione, aumentano i loro iscritti.
1974 Nasce l'AGESCI, dalla fusione dell'AGI e dell'ASCI. Gli aderenti sono 74000. Continuano intanto le esperienze di coeducazione (con gruppi formati da ragazzi e ragazze) cominciate prima della fusione.
1990 L'AGESCI conta 172000 iscritti.
1991 Si raggiungono quasi i 175000 associati.
Guida Tu stesso la tua Canoa
"...Guida Tu stesso la tua Canoa, non contare sull'aiuto degli altri.
Tu parti dal ruscello della fanciullezza per un viaggio avventuroso; di là passi nel fiume dell'adolescenza; poi sbocchi nell'oceano della giovinezza per arrivare al porto che vuoi raggiungere.
Incontrerai sulla tua rotta difficoltà e pericoli, banchi e tempeste.
Ma senza avventura la vita sarebbe monotona. Se saprai manovrare con cura, navigando con Lealtà e gioiosa Persistenza, non c'è ragione perchè il tuo viaggio non debba essere un completo successo; poco importa quanto piccolo fosse il ruscello dal quale un giorno partisti...”.
(Da "Strada verso il successo", di B.P.)
Promessa scout
Baden Pawell scrisse in Scouting for Boys edito nel 1908:
"All'atto dell'investitura scout, pronuncerete la Promessa scout davanti a tutto il Reparto.
La Promessa scout è la seguente (poi adattata da ogni Paese alla propria tradizione e cultura):
"Sul mio onore prometto di fare del mio meglio
per fare il mio dovere verso Dio e verso il Re,
per aiutare gli altri in ogni momento
per ubbidire alla Legge scout".
E' una promessa assai difficile da mantenere; ma è una cosa molto seria, e nessun ragazzo è un buon Scout se non fa del suo meglio per mantenere la sua Promessa.
Vedete quindi che lo Scautismo non è solo un divertimento, ma richiede anche molto da ciascuno di voi. So di poter fare affidamento su di voi che farete tutto ciò che vi sarà possibile per mantenere la vostra Promessa scout." Jamborèè. Diventando Scout ti unisci ad una grande moltitudine di ragazzi appartenenti a molte nazionalità ed avrai amici in ogni continente.
Le guerre ci hanno insegnato che se un Paese cerca di imporre il suo particolare punto di vista agli altri, è fatale che ne seguano crudeli reazioni. Una serie di Jamborèè mondiali ed altre riunioni di Scouts provenienti da molti Paesi diversi ci hanno invece insegnato che attraverso l'esercizio della tolleranza e dello scambio reciproci nascono la simpatia e l'armonia. Questi Jamborèè hanno dimostrato quale solido legame sia la Legge scout tra i ragazzi di ogni Paese. L'Hike è un viaggio individuale, a coppie o a più persone, durante il quale vengono messe alla prova le acquisizioni tecniche e lo "Stile Scout" di un esploratore o di una guida. Stile come progressiva acquisizione e compenetrazione nell'antropologia dello Scoutismo assunta come stile di vita.
Akela, a cosa giochiamo? E' la prima domanda che ci vien posta quando arriviamo in tana per la riunione di Branco.
Comincia così l'incontro.
Si racconta giocando, si prega giocando, si cresce giocando... "quasi tutto si fa col gioco, niente si fa per gioco".
Mowgli cresce nella giungla giocando con gli altri fratellini, l'esploratore e la guida crescono nel reparto giocando e vivendo l'avventura dell' esplorazione, il rover e la scolta si giocano nel servizio.
L'obiettivo dell'educatore è di insegnare a ben vivere; quindi, se per il bambino giocare è vivere, occorrerà insegnarli a ben giocare.
Nel contesto di gioia e di allegria, il ragazzo esprime tutto se stesso, rivela le sue tendenze ed abitudini e ciò consente agli educatori di agire su di lui per incoraggiarlo e poi correggerlo.
Attraverso il gioco, l'educazione risponde ad una esigenza e ad una aspettativa naturale dei ragazzi (divertimento e gioia); allo stesso tempo li stimola all'autoeducazione, alla lealtà ed al rispetto degli altri, li educa alla dimensione comunitaria.
Con il gioco si acquisisce capacità e competenza e ci si prepara a vivere meglio il grande gioco della vita. Il gioco educa a saper affrontare la vita con spirito sereno e positivo.

< I Gruppi
 

Alcune foto

Tutte le foto

ugg sale http://www.cittadiniattivibernalda.it/
pandora jewellery